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Perché i giovani non vogliono più studiare scienze?

Crisi delle ‘vocazioni scientifiche’. Un termine di per sè emblematico, a indicare uno dei problemi che più preoccupano i policy makers nell’ambito tecnico-scientifico. In sostanza, i ragazzi italiani (ma in generale quelli europei e dei paesi più industrializzati) scelgono sempre meno frequentemente di studiare discipine quali fisica, matematica o chimica all’università. Spesso si attribuisce questo calo alla percezione di una carenza di prospettive professionali in questo settore da parte dei giovani. Questa percezione, che pure sarebbe infondata (Alma Laurea mostra che i laureati in queste discipline trovano occupazioni in tempi e con retribuzioni nella media, se non migliori degli altri laureati) non sembra tuttavia il vero nodo del problema. Numerosi studi, compreso uno recente condotto in Italia tra i 15-18enni nell’ambito dell’Osservatorio Scienza e Società, rivelano invece che il motivo fondamentale per cui un ragazzo italiano su due non prende neppure in considerazione una facoltà scientifica è la sua convinzione che si tratti di materie ‘difficili’  e ‘ noiose’.
Secondo un articolo pubblicato sul Financial Times, gli ultimi dati della National Science Foundation rivelano un lieve incremento delle iscrizioni a corsi scientifici universitari negli Stati Uniti. Gli esperti, però, restano preoccupati, perché gli stessi dati mostrano una diminuita capacità degli atenei americani di attrarre i migliori studenti stranieri in questo settore.

L’articolo del Financial Times

L’indagine dell’Osservatorio Scienza e Società