Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La scienza, il corpo, il Tour de France

Gran parte dei commenti sulla vicenda ‘doping-tour de France’ si sono concentrati sugli aspetti etici e di lealtà sportiva. A mio avviso, però, vicende come questa (e in fondo anche il caso Pistorius, l’atleta che corre i 400 mt con due protesi al posto delle gambe e che la IAAF non intende ammettere alle gare ufficiali) interpellano questioni strettamente affini a questa rubrica.
Come si interpreta (e si governa) l’innovazione tecnologica nel momento in cui va a toccare la biologia che pensavamo di dover considerare caratteristica dell’essere umano? Un individuo con ematocrito doppio di quello standard può essere considerato ‘umano’? E un individuo con due protesi artificiali è suscettibile di gareggiare contro atleti senza protesi? Che cosa lo distingue da altri atleti per cui il connubio uomo-macchina è non solo accettato (come nel lancio del giavellotto o nel salto con l’asta)  ma la sua variabilità è parte dello stesso interesse della competizione (come ad esempio nella Formula Uno)?  E se è vero – come molti scienziati affermano – che il nostro genoma è al 98% lo stesso degli scimpanzè – perché uno scimpanzè non dovrebbe essere ammesso, per esempio, a giocare in una squadra di basket? E’ per via biologica, anziché cibernetica, la stessa domanda di Turing, di Blade Runner e dei Kraftwerk: che cosa significa davvero essere umani?

J. Marks, Che cosa significa essere scimpanzè al 98%

Kraftwerk: Tour de France