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L’Italia spaccata sul nucleare, ma non dimentichiamo la lezione di Cernobyl su coinvolgimento e trasparenza

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Secondo i più recenti dati
dell’Osservatorio Scienza e Società, presentati lo scorso venerdì al convegno
The Future of Science a Venezia, gli Italiani favorevoli all’energia nucleare
(37%) hanno ormai praticamente raggiunto la stessa percentuale di quelli contrari
(38%). A vent’anni dal referendum che sancì per l’Italia l’abbandono di questa
modalità di produzione di energia, oltre un italiano su tre si dichiara
favorevole agli investimenti in energia nucleare, mentre restano contrari meno
di quattro Italiani su dieci. Uno su quattro ritiene di non essere in grado di
esprimersi sulla questione.

Si tratta perlopiù di un’inversione di
tendenza recente: fino a quattro anni fa, oltre il 56% degli Italiani era
ancora nettamente contrario, mentre i favorevoli erano poco più del 20%. Nel
cambiamento negli orientamenti pesano soprattutto la percezione della
congiuntura economico-politica: la necessità di ridurre la dipendenza dai paesi
produttori di petrolio è la prima motivazione dei favorevoli.  Molto rilevante
appare anche all’opinione pubblica il rischio di esaurimento delle attuali
fonti di energia.

I timori sulla sicurezza degli
impianti hanno in buona misura lasciato il passo alla preoccupazione per le
risorse energetiche. Non a caso anche i contrari agli investimenti nel nucleare
riconoscono comunque che vi sia per
il nostro Paese – e più in generale a livello globale – un grave problema di
approvvigionamento di energia.

E sempre tra i contrari, poco più del 10% si
oppone al nucleare perché ritiene questo tipo di centrali scarsamente sicure.
Piuttosto vengono enfatizzati i rischi e le difficoltà dello smaltimento delle
scorie prodotte dalle centrali e soprattutto i maggiori benefici offerti dalle
fonti rinnovabili.

Si prospetta dunque potenzialmente un’intensa
stagione di discussioni pubbliche sulle strategie che l’Italia dovrà adottare –
a breve e medio termine – per gestire la questione energetica.

L’importante è non dimenticare che la lezione di
Cernobyl non fu solo relativa alla sicurezza degli impianti, ma su quanto possa
pesare l’opacità e la reticenza delle istituzioni: a lungo non si ebbero
notizie certe sull’incidente e tuttora le istituzioni sanitarie internazionali
non hanno una stima precisa dell’impatto sulla salute della popolazione. Una
lezione da tenere a mente per accompagnare le scelte in materia di energia con
un’adeguata trasparenza e coinvolgimento dei cittadini.

I dati dell’Osservatorio Scienza e Società su opinione pubblica e nucleare in Italia, 2003-2007