Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

INSEGNARE E COMUNICARE LA ‘SCIENZA IN AZIONE’

9780415386173
“Nel mondo ci saranno al
massimo una dozzina di persone in grado di capire la mia teoria”. Pare che fu
questo il commento divertito di Albert Einstein quando, nel novembre 1919, la conferma sperimentale della teoria
generale della relatività fu annunciata in prima pagina da quotidiani come il Times e il New York Times. Era un commento emblematico di una concezione
tradizionale della comunicazione come ‘divulgazione’ scientifica. Divenuta sempre
più complessa, specializzata e distante dal senso comune, la scienza aveva
bisogno di una mediazione per poter essere apprezzata dal grande pubblico. In
questa linea si collocavano le numerose lezioni pubbliche di straordinario
successo tenute da scienziati come Michael Faraday – memorabile quella
natalizia dedicata alla ‘Storia chimica di una candela’, che incantò anche
Charles Dickens; e una ricca produzione libraria, spesso focalizzata sulle
donne come pubblico paradigmatico, “simbolo di ignoranza, buona volontà,
curiosità” come nel celebre Newtonianesimo
per le dame
di Francesco Algarotti. Era una concezione pedagogica e un po’
paternalistica. Come in una sorta di ‘imbuto’, la conoscenza scientifica
viaggiava dagli addetti ai lavori sino alla gente comune. Lungo il percorso,
man mano che l’imbuto si restringeva, perdeva in dettagli e sfumature. Così, il
manuale universitario – e ancor più il libro scolastico – presentava lo ‘stato
dell’arte’ di una disciplina in forma storicizzata, spoglia di quel carattere
di provvisorietà e incertezza che è tipico del dibattito specialistico.
 

Soprattutto negli ultimi
decenni, tuttavia, questo schema di trasmissione è stato messo in discussione
da una serie di trasformazioni. In primo luogo, la ‘testa’ dell’imbuto si è
ampliata e frammentata. Alla comunità scientifica in senso stretto si è
affiancata una pluralità di soggetti – dalle imprese in settori ad alta
tecnologia, alle organizzazioni ambientaliste, alle associazioni di pazienti e
di cittadini – che si propongono come fonti ed erogatori di risultati e
contenuti scientifici. Ma soprattutto è stata completamente messa in
discussione la linearità del percorso comunicativo. L’esposizione didattica e
pubblica non è più, come nella visione di Kuhn, una mera pagina statica e
sedimentata, scritta dai vincitori nella lotta per l’affermazione di un nuovo
paradigma scientifico. E’ rimasto celebre il caso dell’anemia falciforme, una
malattia ereditaria che colpiva negli Stati Uniti soprattutto pazienti di
colore. Per vent’anni esclusa dai libri di testo in medicina, vi entrò solo in
seguito a una serie di documentari televisivi che mobilitarono ampi settori
dell’opinione pubblica. Lo stesso dibattito americano sul disegno intelligente,
seppur profondamente diverso, si è innescato a partire da una discussione
sull’insegnamento scolastico. In quell’occasione il biologo Richard Dawkins
giudicò l’insegnamento del disegno intelligente “perfettamente lecito in un
corso di storia, ma non in uno di scienze”. Sempre più spesso, oggi, pubblico e
studenti sono esposti al dibattito scientifico nel suo ‘farsi’, ad accese
polemiche tra esperti, a risultati ed affermazioni non ancora stabilizzati. Pochi
mesi fa, mentre i fisici di tutto il mondo si arrovellavano a verificarne i
calcoli, la stampa e i blog di tutto il mondo discutevano della ‘teoria
unificante delle leggi dell’Universo’ proposta dal fisico indipendente (e sino
ad allora sconosciuto) Garrett Lisi. La questione in gioco non è solo
l’aggiornamento, ma più in generale lo statuto della conoscenza. Come dovrebbe
comportarsi un docente di fisica nei confronti della teoria delle stringhe nel
momento in cui l’autorevole fisico Lee Smolin la descrive pubblicamente come
“una congettura non dimostrata”? Gli strumenti della comunicazione in rete
naturalmente accentuano questa tendenza: già nel 2001, i responsabili del
database professionale Medline avevano constatato con un certo stupore che il
30% dei propri accessi era costituito da non specialisti – pazienti e loro
familiari, rappresentanti delle loro associazioni. Cercando materiale per una
relazione, oggi uno studente può imbattersi in blog di ricercatori o in animate
discussioni sui forum delle riviste specialistiche; numerosi filmati di Scivee
(lo ‘YouTube della scienza’) si prestano simultaneamente a ispirare repliche e
verifiche di esperimenti tra colleghi e a dimostrazioni didattiche da parte
degli stessi protagonisti della ricerca.. Perfino i musei della scienza, luogo
per eccellenza della scienza ‘fossilizzata’, sono divenuti sempre più
frequentemente teatro di temi e questioni attuali e controverse.

In questo quadro, il
libro di testo nella sua versione tradizionale rischia di restare fortemente
spiazzato. La sua funzione di mediazione e stabilizzazione viene messa in
discussione da un modello in cui i diversi livelli di comunicazione
(specialistica, didattica, pubblica) si intrecciano continuamente in modo non
lineare. Una delle sfide centrali è quella di individuare nuove forme di
didattica che rinuncino alla pretesa di porsi come ‘impacchettatori’ di sapere,
ma accettino i rischi e le opportunità di offrirsi come strumento per quella
navigazione a vista nella ‘scienza in azione’ a cui appare ormai destinato ogni
studente e cittadino. Ma che in definitiva rende ancora più rilevanti, per lo
stesso mondo scientifico, processi comunicativi e pedagogici che gli erano
tradizionalmente estranei o meramente accessori. Come ha sostenuto recentemente
il fisico Lévy-Leblond – auspicando una formazione dei futuri ricercatori anche
sul piano della didattica e contemporaneamente esperienze in laboratori e
luoghi di ricerca per i futuri insegnanti di scienze – non si può produrre un
sapere senza condividerlo, né trasmettere il sapere senza partecipare alla sua
produzione.

In questi giorni esce per
l’editore Routledge l’Handbook of
Public Communication of Science and
Technology
, curato da Massimiano Bucchi e dal giornalista scientifico e studioso irlandese
Brian Trench.

Handbook of Public Communication of Science and Technology