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Quei ponti che uniscono la scienza (e la società)

Oresundbridge

L'ultimo convegno mondiale di comunicazione pubblica della scienza si è tenuto nella regione dell’Øresund, tra Svezia e Danimarca.
Nelle sale dell’Università di Malmoe, della Copenhagen Business School e sui bus che li trasportavano da un luogo all’altro, studiosi, comunicatori e scienziati da tutto il mondo hanno discusso le prospettive e le tendenze principali nella comunicazione della scienza.
L’area si presta decisamente a ospitare un evento di comunicazione scientifica.
L’ Øresund Science Region ha infatti appena vinto il premio come regione più innovativa d’Europa.
La forte integrazione tra pubblico e privato, tra università e aziende, ma soprattutto la collaborazione tra i due Paesi rendono la zona un caso di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione. Avviata nel 2001, la regione può contare oggi su un consorzio di dodici università – la cosiddetta Øresund University – impegnate a coordinare e integrare i propri sforzi per elevare la qualità della propria offerta e la capacità di attrarre i talenti migliori, sei parchi scientifico-tecnologici, oltre duemila aziende e cinque piattaforme di attività nei settori dell’IT e telecomunicazioni, logistica, alimentazione, studi sull’ambiente, medicina e biotecnologie. Multinazionali quali Sony Ericsson, Astra Zeneca, Tetra Pak, Novo Nordisk (ma anche numerose piccole e medie imprese ad elevato tasso di innovazione) hanno trovato nell’ Øresund un habitat ideale.
La sola Medicon Valley, un cluster attivo ormai da un decennio, raggruppa oltre 300 aziende attive nei settori delle biotecnologie e delle scienze della vita, con moltissime affiliate di aziende internazionali; dà lavoro a 40.000 dipendenti nel solo settore privato e 10.000 ricercatori tra pubblico e privato, e lo scorso anno ha attirato oltre 700 milioni di euro di investimenti.
Molte aree di ricerca raggiungono l’eccellenza a livello internazionale – neuroscienze e biochimica in particolare, con il 15% di articoli tra i più citati nel mondo.
Con questa base, non sorprende che una città dell’ Øresund, Lund, si sia candidata a ospitare il megaprogetto di fisica delle particelle ESS (European Spallation Source) che dovrà essere operativo a partire dal 2020; la regione stima che il beneficio economico di ospitare questa struttura sia calcolabile in 6000 nuovi posti di lavoro all’anno.

Numeri impressionanti, quasi da fantascienza. Ma qual è il segreto di questo che sembra un vero e proprio paradiso della ricerca, soprattutto a un osservatore esterno?
Sorpresa: non solo, o non tanto, il ruolo degli investimenti statali. Del circa 4% del PIL che la Svezia investe in ricerca (un record a livello internazionale), meno dell’1% viene dallo Stato; il resto, cioè la parte maggiore, proviene da imprese e fondazioni private. Una pluralità di finanziatori che si rispecchia anche nella governante del cluster scientifico-tecnologico dell’Øresund, dove le università hanno un ruolo importante ma decidono di concerto con gli altri partners.
Ma senza dubbio un ruolo decisivo, anche nell’attrarre investimenti privati, lo giocano la disponibilità di risorse umane ed eccellenti infrastrutture.

Con una popolazione di circa 3,5 milioni di abitanti, l’Oresund vanta uno dei tassi più elevati di scolarizzazione d’Europa. Su 150mila studenti universitari, 45mila scelgono le scienze della vita e ogni anno le sole università di Lund e Copenhagen sfornano circa 2500 Ph.D. in questo settore.
Questi numeri fanno dell’Øresund un territorio di caccia ideale per istituti di ricerca e aziende, e rendono estremamente facile la mobilità e la costruzione di percorsi professionali individuali.
Il carattere internazionale dell’area, la diffusione praticamente generalizzata dell’inglese come lingua di lavoro, la qualità della vita superiore a quella di numerosi grandi centri europei e mondiali rendono altresì l’Øresund capace di reclutare i migliori giovani ricercatori su scala globale.

E poi, naturalmente, il ponte. Dal 2000 i 16 chilometri che dividevano Malmoe e Copenhagen sono coperti dall’impressionante Øresund Bridge e i tempi di percorrenza tra le due città si sono ridotti a una quarantina di minuti, per cui è possibile fare i pendolari (o alternarsi) tra l’intensa vita della capitale danese e le più tranquille coste svedesi (dove peraltro si pagano anche meno tasse).
Infine, non è da trascurare l’importanza della comunicazione e del rapporto con la società. Caso unico al mondo, le università svedesi considerano una vera e propria ‘terza missione’ istituzionale – accanto a ricerca e formazione – l’impegno a dialogare con cittadini e territorio sulle proprie ricerche e risultati.
Insomma: un modello probabilmente non facile da trasferire in contesti diversi, ma indubbiamente un buon esempio per riflettere sull’opportunità di pensare a ricerca, innovazione e sviluppo al di fuori dagli schemi tradizionali. Mettendo in discussione localismi e gli stessi confini tra stati, conoscenza e impresa, scienza e società. Una sfida aperta anche per il nostro Paese: proprio al termine del convegno svedese Firenze è stata scelta, dopo un’accesa competizione con Londra, per ospitare nel 2012 il prossimo convegno mondiale di comunicazione della scienza.