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Ho visto il futuro ed era troppo presente..

Google_fridge

Entusiasmo e accese discussioni sui media per il nuovo iPad della Apple. Non avendolo provato, non ho
elementi per uscire dal coro, né per mettere in dubbio il valore della nuova
iniziativa – né tantomeno la sagacia comunicativa – di Steve Jobs e della Apple
tutta. Sono anzi sicuro, sulla fiducia, che è l’iPad è un interessante nonché
bellissimo oggetto. Però è un oggetto, appunto. E qui sta, secondo me, il suo
(e il nostro) limite concettuale. E’ un nuovo oggetto, che si aggiunge alla già
lunghissima teoria di oggetti (sempre più belli, of course, sempre più
interattivi, sempre più funzionali) che popolano le nostre case e i nostri
uffici. Ma non ci avevano prospettato, i grandi guru dell’epoca digitale, un
futuro di smaterializzazione dei prodotti in pura informazione? Un salto
quantico più che un upgrade? Non dovevano essere proprio visionari come Steve
Jobs a mostrarci la strada maestra verso il futuro? Non ci dicono ogni giorno
che un futuro sostenibile è un futuro con meno prodotti (e quindi rifiuti) e
più informazioni e connessioni?
Sarà utopico (ma d’altronde
l’utopia è stata per secoli il nostro modo di immaginare il futuro) ma come
consumatore vorrei innovazioni che mi liberassero dai caricabatterie ognuno
diverso dall’altro o dagli scontrini d’acquisto che dopo un anno sbiadiscono.
Come cittadino forse vorrei sapere come (e dove) smaltiremo tutte queste
batterie e caricabatterie, con quale (e quanta) energia alimenteremo i nostri
sempre più versatili dispositivi.
La logica del nuovo oggetto del
desiderio e del consumo, per quanto evoluto e per quanto “gingillo” (come
direbbe Sterling), è una logica del XX secolo. E il nostro atteggiamento nel
desiderarlo non è diverso da quello dei consumatori del secondo dopoguerra
davanti al nuovo modello di frigorifero o di TV – la differenza principale sta
nelle dimensioni ridotte di questi oggetti e nel tempo e competenza (tanto
tempo e tanta competenza, anche se non ce ne accorgiamo) che dobbiamo investire
nella manutenzione di questi oggetti, nel mantenerli aggiornati e funzionali
alle nostre esigenze pratiche e di riconoscimento sociale.
A meno che, immersa in quel presente esteso e ossessivamente simultaneo che è caratteristico dell’era digitale, non sia stata
proprio la nostra capacità di immaginare il futuro a soccombere
. Come ha scritto James Ballard, “Il fatto
principale del ventesimo secolo è il concetto di possibilità illimitata. Questo
predicato della scienza e della tecnologia si fonda sul concetto di moratoria
del passato (o di irrilevanza, anzi di morte del passato) e sull’illimitatezza
di alternative offerta dal presente".

Che sia questo il vero modo in cui internet ha cambiano il nostro modo di pensare?