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Le sfide della ricerca tra locale e globale


 
Europewellc Il diba
ttito sulla ricerca continua ad essere particolarmente vivace nel nostro Paese.

Un paio di aspetti cruciali, tuttavia,
rischiano di passare in secondo piano. Il primo è la dimensione europea. Se si
parla davvero di politica della ricerca – cioè di investimenti e priorità
strategiche – la dimensione nazionale ha ormai perso molta della sua rilevanza.
Le risorse statali servono infatti in larghissima parte per pagare gli stipendi
del personale di università ed enti di
ricerca, personale che nel nostro caso
ha un’età media tra le più elevate d’Europa. Una fetta sempre più ampia dei
soldi che i contribuenti, non solo italiani, possono investire per i progetti e
le attività di ricerca è ormai gestita dalla Commissione Europea. Naturalmente
un Paese come l’Italia – anche attraverso la politica – potrebbe e dovrebbe
contribuire a orientare le scelte a livello europeo. Ad esempio, pur con alcune
significative eccezioni, da alcuni anni ormai i fondi per la ricerca europea
sono sempre più legati a una dimensione applicativa e di forte intersezione con
le priorità della (perlopiù grande) industria. Le prime dichiarazioni del nuovo
Commissario alla Ricerca Goeghegan-Quinn danno l’impressione che questa
direzione sarà ulteriormente accentuata nei prossimi anni. Questo quadro
rispecchia le priorità della comunità scientifica italiana? E’ in linea con
bisogni del nostro peculiare tessuto produttivo? E a chi spetta, in tale
contesto, investire nella ricerca di base? Questi sarebbero alcuni dei temi da
mettere al centro del dibattito sulla ricerca italiana.

Il secondo aspetto, speculare, è legato
alla dimensione territoriale. Quanto più la ricerca e la competizione per le
risorse si giocano su base internazionale, tanto più diviene rilevante per le
singole aree regionali caratterizzarsi come aree di punta in uno o più settori
specifici, in coincidenza con le diverse vocazioni produttive e culturali locali.
Così centri come Oulu in Finlandia (telecomunicazioni), Grenoble o Tolosa in
Francia  (nanotecnologie e aerospaziale)
hanno saputo combinare in un circolo virtuoso investimenti pubblici e
investimenti privati in ricerca, tecnologia e cultura. Andate sulla homepage
dello stato tedesco del Baden-Württemberg e vedrete che si presenta orgogliosamente
sin dalle prime righe del proprio sito web come luogo di ‘università e ricerca
di livello internazionale’, né più ne meno come se si trattasse di
un’attrazione turistica.

Naturalmente simili operazioni implicano
scelte prioritarie e fortemente selettive. Non è più possibile, nell’attuale
contesto di competizione globale e di risorse nazionali limitate, che ciascuna
delle nostre (tantissime) università possa coprire ogni settore di ricerca o
che ogni municipio ambisca al proprio – e peraltro, come si usa purtroppo da
noi, sedicente – ‘centro di eccellenza’.

E’ proprio in questo incontro tra le potenzialità
del territorio e i nuovi scenari internazionali che il dibattito e le strategie
nazionali potrebbero avere un ruolo prezioso.