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QUANDO LA SCIENZA NON BASTA: QUEI VISIONARI CHE VOGLIONO CAMBIARE LA SOCIETA’

3cc29002d383c2654730a2a7b295 Alcuni anni fa, Barry e Andrea Coleman hanno fatto una scoperta. Numerosi programmi di assistenza medica e sanitaria in Africa non fallivano per mancanza di medicinali o di personale sanitario, ma per il degrado in cui si trovavano i mezzi di trasporto. La distanza tra i luoghi abitati e la condizione delle strade mettevano a dura prova i collegamenti e la possibilità di raggiungere i pazienti o i destinatari della prevenzione. Auto, jeep e moto guaste, difficoltà di trovare pezzi di ricambio o personale in grado di riparare i mezzi lasciavano languire le scorte di farmaci nei magazzini e rendevano difficile il lavoro di medici e infermieri. Barry e Andrea hanno deciso di concentrare i propri sforzi su questo problema, elementare ma cruciale. Oggi la loro iniziativa Riders for Health mette a disposizione dei servizi sanitari 1300 veicoli e impiega uno staff di 270 lavoratori locali tra Nigeria, Zimbabwe, Kenya, Zambia, Tanzania e Lesotho, spesso in collaborazione con governi e investitori locali. Nelle zone coperte dall’iniziativa sono diminuiti del 21% i decessi dovuti a malaria e sono aumentati significativamente i tassi di vaccinazione infantile.

Riders for Health è uno dei progetti presenti allo Skoll World Forum, il forum dell’imprenditoria sociale che ogni anno riunisce a Oxford le iniziative più innovative del settore. Progetti che iniziano là dove spesso finisce il lavoro delle istituzioni e quello di ricerca in senso stretto: che si tratti di accesso all’acqua potabile o alle cure sanitarie, di sostenere e verificare l’apprendimento dei bambini delle zone più povere dell’India, di promuovere l’accesso aperto ai risultati nel settore della biologia o di monitorare la qualità dell’acqua utilizzando le potenzialità di strumenti come Google Earth. Ad accomunarli è la percezione che i risultati più sofisticati della ricerca e dell’innovazione tecnologica, per avere un impatto sulle grandi sfide globali, debbano incontrare un terreno altrettanto fertile sul piano sociale e culturale. In altre parole, che serva una corrispondente innovazione sociale e un’imprenditoria altrettanto visionaria di quella che ha segnato la rivoluzione dei media digitali. Non è un caso che il fondatore del Forum e dell’omonima fondazione sia il miliardario Jeff Skoll, la cui fortuna è legata al sito di aste eBay. Skoll è stato attivo anche in campo cinematografico – ha prodotto film come Una scomoda verità, il documentario con Al Gore dedicato al tema del cambiamento climatico. Un’altra figura di spicco della fondazione Skoll è il medico ed epidemiologo Larry Brilliant, noto soprattutto per il suo ruolo chiave nel programma di eradicazione della poliomelite dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma Brilliant fu anche tra i fondatori (nel 1985!) The Well, di una delle primissime ‘comunità virtuali’, ed è stato a capo di Google.org, il braccio filantropico di Google. Secondo Brilliant, “un imprenditore sociale è una persona che quando vede un problema, invece di segnalarlo, si impegna in prima persona per risolverlo”. 

Così, lo Skoll Forum è una singolare combinazione di ricerca di frontiera, slancio umanitario e audacia imprenditoriale. Senza dimenticare la possibilità di contare su testimonial non alla portata di tutti: all’edizione di quest’anno c’erano l’arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace Desmond Tutu, Peter Gabriel e Jude Law (venuto, pare, a documentarsi per il “thriller pandemico” Contagion, in cui recita accanto a Matt Damon, Kate Winslet e Gwyneth Paltrow).

Anche se alla fine quello che più impressiona sono i numeri: in dieci anni di attività la sola Skoll Foundation ha erogato più di 250 milioni di dollari a 81 ‘innovatori sociali’ e 66 organizzazioni di cinque continenti; nel 2003, con il più grande finanziamento mai erogato nella storia a una business school, ha creato un centro di ricerca sull’imprenditoria sociale presso l’Università di Oxford.

Numeri che quanto meno configurano questo settore come uno dei contesti con cui occorrerà fare i conti, per capire la scienza (e la società) di domani.

Skoll Forum 2011