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Trasferire tecnologia o trasformare conoscenza?

441901a821ca8723a1fd2f7fbd02 Alla fine degli anni Sessanta, numerosi laboratori cercavano di sviluppare modelli di laser a gas di maggiore potenza. Attraverso una serie di tentativi, un laboratorio di ricerca legato al settore della difesa canadese sviluppò un modello innovativo, il cosiddetto TEA Laser (sigla di Transversely Excited Atmospheric Pressure Laser), notevolmente diverso da quello originariamente progettato, e lo stesso personale impiegò alcuni mesi per approfondire le basi effettive del suo funzionamento. Il gruppo canadese pubblicò i propri risultati in un articolo su una rivista specializzata e li presentò in alcuni convegni del settore. Ma per quasi due anni, gli sforzi di altri laboratori di costruire un laser identico sulla base di quegli articoli e presentazioni andarono a vuoto. La costruzione di altri laser dello stesso tipo diventò possibile solo dopo una lunga serie di incontri tra i gruppi di ricerca, visite di ricercatori e tecnici ai laboratori altrui, scambi di materiale e di strumenti. In altre parole, quando fu condivisa quell’imponente mole di conoscenza tacita e difficilmente verbalizzabile che è spesso cruciale anche nei settori tecnologici più sofisticati.

Il caso del TEA Laser introduce alcune delle ragioni per cui il tema del cosiddetto “trasferimento tecnologico” può trarre beneficio da una riflessione più ampia da parte delle scienze sociali nel loro insieme. Una riflessione, prima di tutto, sulla natura dell’oggetto del trasferimento (non tanto la tecnologia in sé, quanto la conoscenza tecnologica), sui limiti, gli ostacoli e le svolte inattese che caratterizzano i percorsi della tecnologia, sulle modalità di valorizzazione, sugli impatti economici e sociali. Ma soprattutto una riflessione che vada oltre la sempre più diffusa – e dunque inevitabilmente sempre più vuota – retorica dell’innovazione. Una simile retorica è diventata, negli ultimi decenni, un elemento ricorrente nelle dichiarazioni programmatiche di politici, imprenditori, ricercatori e commentatori: “più innovazione” è divenuta la ricetta comune per affrontare il declino economico del nostro Paese e dell’Europa; “non fermare l’innovazione” è ormai l’appello abituale sui temi e sugli ambiti tecnologici più controversi. Considerando l’innovazione quasi come un fatto scontato, la retorica dell’innovazione non ne mette mai in discussione i contenuti, ma solo gli aspetti “esterni” o addirittura accessori – le risorse necessarie a promuoverla e le ricadute economiche e sociali. Sul piano culturale, questo discorso sull’innovazione può essere inteso come una sorta di surrogato di più ampie e profonde visioni. Come ha affermato la sociologa della scienza (e Presidente dello European Research Council) Helga Nowotny, “l’innovazione occupa un vuoto concettuale nella nostra immaginazione del futuro”; ne placa l’ansia e la trasforma in proiezione di un futuro che appare così, almeno parzialmente, pianificabile e addomesticabile.

E’ per superare questa retorica e le sue “ricette” operative più semplicistiche che il volume, realizzato nell’ambito delle attività del Consiglio per le Scienze Sociali, utilizza gli strumenti dell’economia, del diritto, della sociologia, dell’antropologia, della scienza politica e della filosofia per offrire una visione d’insieme dei temi implicati nella trasformazione e nella circolazione dei saperi tecnologici.

A questo obiettivo risponde anche l’inusuale struttura di Dizionario in 58 voci, scritte dai maggiori esperti del settore, da Aiuti di Stato a Valutazione di impatto degli incentivi alle imprese per ricerca, sviluppo e innovazione, con l’idea di offrire lo “stato dell’arte” sugli aspetti centrali di questo tema, ma al tempo stesso di stimolare una riflessione critica con voci quali Commons, Conoscenza personale, Controversie scientifico-tecnologiche, Errore, Immagini della Tecnica, Rischio e incertezza.

Per giungere alla provocatoria conclusione che l’espressione stessa “trasferimento tecnologico” andrebbe forse abbandonata e sostituita con quella, più ricca e problematica, di “trasformazione produttiva della conoscenza”.

   

Trasformare conoscenza, trasferire tecnologia Dizionario critico delle scienze sociali sulla valorizzazione della conoscenza, a cura di Andrea Bonaccorsi e Massimiano Bucchi, Marsilio, 2011, Collana del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali. Il volume è frutto di un lavoro di ricerca e discussione a cui hanno contribuito Piero Bassetti, Fabio Biscotti, Mario Calderini, Aldo Geuna, Michela Nacci, Paolo Perulli, Sergio Ristuccia, Maurizio Sobrero.