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Se non mastichi un po’ di scienza sarai un cittadino a metà. Perché si infiamma il dibattito sull’open access

34ffe2d36a3762dbd379eba2b111Come cambia la comunicazione della scienza, in tempi di rapidi e significativi mutamenti sia nel mondo dei media che in quello della ricerca? Il XII convegno mondiale del settore, ospitato per la prima volta in Italia – oltre a segnare numeri record con 670 partecipanti da cinque continenti e oltre 450 contributi tra relazioni, letture magistrali, presentazioni di libri, concerti e performances – ha permesso di mettere a fuoco le principali tendenze e i problemi più attuali che investono la comunicazione di scienza e tecnologia.

Uno dei temi centrali è senz’altro la crisi di identità dei mediatori tradizionali – testate giornalistiche, trasmissioni televisive, musei scientifici. Un’identità che è messa alla prova da numerosi fattori, primo tra tutti l’esplosione della comunicazione digitale e la proliferazione di contenuti messi a disposizione del pubblico. A contribuire a mettere in discussione il ruolo di questi mediatori vi è anche il crescente attivismo delle istituzioni di ricerca nel produrre contenuti (video, interviste, newsletter) rivolti direttamente agli utenti finali. Infine, non vanno trascurati i cambiamenti in alcuni settori del pubblico: sempre più smaliziati e perfino diffidenti rispetto alle modalità informative tradizionali, sempre più attivi nello smistare, manipolare e perfino produrre contenuti per altri utenti.

Sarebbe probabilmente ingenuo rispondere a questi cambiamenti con una semplice migrazione dai media tradizionali a quelli digitali: la sfida è ben più profonda e investe la credibilità delle stesse fonti informative, la qualità dei contenuti, la competenza – per nulla scontata – dei fruitori.

Quello che è certo è che un settore che si occupa di comunicare la scienza non può restare indifferente a un dibattito come quello sull’open access che sta ormai travolgendo il mondo della ricerca su scala globale. E’ di qualche giorno fa la notizia che l’Università di Harvard ha deciso di incoraggiare i suoi docenti a rendere i propri risultati disponibili su riviste open access e a dimettersi dai boards editoriali di quelle pubblicazioni che stanno facendo collassare i bilanci delle università. L’auspicio di Robert Darnton, direttore della biblioteca di Harvard, è che altre università assumano posizioni simili. “E’ un paradosso. Noi docenti facciamo le ricerche, scriviamo i papers, facciamo da referees e partecipiamo ai comitati editoriali, tutto gratuitamente… e poi ci tocca ricomprare i risultati del nostro lavoro a prezzi pazzeschi.” Pochi giorni prima Sir Mark Walport, direttore del Wellcome Trust – il maggiore finanziatore non governativo di ricerca in campo medico dopo la Bill & Melinda Gates Foundation – aveva annunciato il prossimo lancio di una pubblicazione online a consultazione gratuita, eLife, che punterà a competere con le riviste più prestigiose quali Nature e Science. Al tempo stesso, la fondazione britannica ha dichiarato che potrebbe in futuro penalizzare sul piano dei finanziamenti i ricercatori che non mettono liberamente a disposizione i propri risultati entro sei mesi dalla prima pubblicazione.

Questi mutamenti richiedono strumenti di ricerca e di monitoraggio solidi e affidabili: strumenti che consentano di analizzare e comprendere rapidamente le trasformazioni del pubblico e le tendenze della comunicazione. Da questo punto di vista, è incoraggiante constatare come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella costruzione di indicatori e strumenti di monitoraggio grazie ad attività come l’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società e lo Science in the Media Monitor – entrambe proiettate in reti di collaborazione internazionale con istituzioni quali London School of Economics e centri di ricerca di Paesi emergenti come Cina, India, Turchia e Brasile.

Ed è proprio in Brasile che molte delle discussioni avviate a Firenze potranno essere sviluppate. Sarà infatti Salvador a ospitare, nel maggio 2014, la prossima edizione del convegno, sotto il titolo “Science Communication for Social Inclusion”.  La comunicazione della scienza non solo come fattore di crescita, quindi, ma come elemento di coinvolgimento e partecipazione civica. 

www.pcst2012.org

www.observa.it