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Lo spread dei saperi e le lezioni del passato

AmerigoC’è un libretto, da poco riscoperto, che andrebbe raccomandato a quanti, anche nel Nord-Est, si arrovellano sulle strategie per uscire dalla crisi. Si intitola Amerigo, e sono le ultime pagine firmate dallo scrittore austriaco Stefan Zweig prima della sua morte. E’ la rocambolesca storia di come il nuovo continente fu battezzato a partire dal nome di Amerigo Vespucci, pur non avendolo egli di fatto “scoperto”. Il racconto di Zweig si apre negli scenari dell’Europa medievale, senza dubbio un periodo più buio e critico di quello odierno sotto ogni punto di vista. Un periodo in cui tuttavia scattò, alla fine, un barlume di consapevolezza. Forse Zweig semplifica, ma la scintilla in quell’Europa buia scocca dal contatto con “i Saraceni” e con la loro vita “ricca, raffinata, lussuosa”, che dominano il commercio perché “hanno carte e tavole su cui tutto è scritto e disegnato. I loro saggi conoscono il corso delle stelle e le leggi che lo regolano. Come hanno potuto? Essi hanno studiato”. Ecco la nuova consapevolezza che si accende nelle nostre città e nelle menti più aperte. “Bisogna imparare, studiare, osservare! In una gara frenetica si erigono università, l’una dopo l’altra, a Siena, a Salamanca, a Oxford, a Tolosa; ogni Paese d’Europa vuole conquistare il primato della scienza”.

Ecco una piccola lezione che potremmo facilmente applicare anche oggi. Certo, è importante e inevitabile preoccuparsi dello spread tra i nostri e gli altrui titoli di stato, sulle strategie finanziarie e bancarie, sulle (sedicenti) ricette per lo sviluppo. Ma non è forse anche il caso di guardare a un altro spread, quello delle idee, dei saperi e della loro influenza globale? Quanti libri e film abbiamo esportato negli ultimi tempi? Da quanto tempo la nostra musica non è più un punto di riferimento internazionale? Quanto stiamo investendo per alimentare la formazione dei nostri futuri stilisti e designers? L’ultimo ranking delle Università mondiali, pubblicato recentemente dal Times Higher Education, mostra tendenze non più trascurabili. Atenei di Kyoto, Pechino, Pohang, Hong Kong sono ormai nella Top100, e superano addirittura storiche istituzioni europee come King’s College e Heidelberg –  la prima delle italiane è Bologna, 222esima. 

Forse sarebbe il caso di fare qualche convegno sull’innovazione in meno o di non dedicare tutte le energie a complicate alchimie per tamponare l’emergenza, confidando che poi tutto possa continuare come prima.

Forse è il caso, più semplicemente, di rimettere al centro dei nostri sforzi quotidiani lo studio, la curiosità e la ricerca in ogni sua declinazione, la volontà di imparare dai migliori.

I nostri antenati ebbero l’umiltà di comprenderlo. Non era solo lo spirito avventuriero a guidarli nei loro lunghi viaggi in Oriente: il medico e filosofo Pietro D’Abano trascorse un lungo periodo a Costantinopoli per arricchire la propria formazione.

Da questa (dura) lezione iniziò per loro una nuova lunga stagione di rispetto e influenza internazionale – e dunque anche di benessere.