Innovazione, start-up e agenda digitale: queste alcune
delle ‘parole d’ordine’ che il ministro dello Sviluppo Economico Corrado
Passera ha lanciato qualche giorno fa da Roncade, in occasione della
presentazione del rapporto “Restart, Italia!”. Parole d’ordine che dovrebbero
peraltro concretizzarsi nei prossimi provvedimenti del Governo per la crescita.
Ma in quale contesto cadono queste parole? Quali sono le aspettative e quale l’orientamento che i cittadini hanno verso l’innovazione?
Una risposta interessante – e per certi versi preoccupante – viene dai dati più recenti dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società di Observa Science in Society, che saranno presentati in anteprima lunedì a Venezia in occasione dell’annuale appuntamento internazionale The Future of Science.
Le valutazioni che gli italiani esprimono sull’impatto di nuovi settori scientifico-tecnologici – dalle tecnologie digitali alle nanotecnologie - non dipende infatti, tanto dalle loro competenze sul tema specifico, né dalla propensione a informarsi sui mezzi di comunicazione, quanto da una più generale ‘apertura al nuovo’ che caratterizza in misura diversa settori diversi del pubblico.
Apertura al nuovo che si riscontra più frequentemente tra i più giovani e soprattutto tra i più istruiti: i primi forse perché naturalmente orientati verso il futuro, i secondi perché più fiduciosi di saper sfruttare le opportunità e gestire eventuali implicazioni negative grazie alla propria preparazione.
Più sorprendente è che siano proprio i residenti del Nord-Est a esprimere il più basso grado di ‘apertura al nuovo’ di tutto il territorio nazionale. Oltre un cittadino su tre, nelle regioni del Triveneto, esprime un orientamento di chiusura e pessimismo, e poco più del 32% si posiziona sui livelli di ottimismo e apertura più elevati – decisamente lontano dal 47% del Nord-Ovest, e più basso perfino dei valori rilevati nelle regioni meridionali e insulari.
Effetto di saturazione e ‘stanchezza’ dovuto a decenni di galoppata verso lo sviluppo, o effettiva preoccupazione per un futuro e per novità percepite come foriere più di insidie che di opportunità?
Minore presenza di quelle aspettative di riscatto e di sviluppo che caratterizzano invece lo sguardo verso il nuovo di regioni economicamente meno attive? O di aree che hanno già almeno in parte metabolizzato, come potrebbe essere il caso di altre regioni settentrionali, una crisi dei propri tradizionali modelli di sviluppo?
Sarà certamente importante approfondire queste ed altre linee interpretative. Quello che è certo è che le parole d’ordine dell’innovazione, oggi, non sembrano trovare immediato ascolto e terreno fertile nell’opinione pubblica del Nord-Est. Resta sicuramente ancora tanto lavoro da fare, non solo sul piano dell’innovazione e della tecnologia, ma di una cultura e di un orientamento all’innovazione che ha bisogno di (ri)trovare il proprio slancio.
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Commenti
Izzy 23/set/2012 15:56:23
massimiano 27/set/2012 08:41:46
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