Nova100
14 Giugno 2013

DAL COGITO AL COGITAMUS: PERCHE’ LA SCIENZA OGGI CI RIGUARDA TUTTI Intervista con Bruno Latour


24439Dal ‘Cogito’ al ‘Cogitamus’, dalla
riflessione solitaria all’interconnessione, dalla separazione netta tra scienza
e società al carattere ‘ibrido’ delle discussioni contemporanee su questioni
quali il mutamento climatico. Questo il metodo che il sociologo e antropologo francese
Bruno Latour propone agli studenti del suo corso di “umanesimo scientifico”. Ne
abbiamo parlato con lui in occasione dell’uscita del suo nuovo libro Cogitamus. Sei lettere sull’umanesimo
scientifico
(il Mulino) e alla vigilia della consegna del prestigioso
premio Holberg che gli sarà consegnato a Bergen, Norvegia.

Perché
dovremmo passare dal ‘Cogito’ al ‘Cogitamus’?

Perché questa idea dello scienziato
come pensatore solitario – che peraltro forse non era realistica nemmeno per
Cartesio o Newton – non ha assolutamente senso oggi che la scienza è fatta di
reti e di interconnessioni. E non mi riferisco alla moda del cosiddetto crowdsourcing, il punto non è che in
tanti si producano più idee. Il punto è che le questioni che oggi sono al
centro del dibattito scientifico nella società, e soprattutto la loro crescente
incertezza, interpellano una pluralità di attori e di istituzioni e richiedono
il loro coinvolgimento. Cogitamus
quindi non si riferisce solo al pensare – il termine latino forse rischia di
essere limitativo – ma in senso più ampio al nostro discutere e interagire con
la scienza, con i suoi oggetti e i suoi processi.

La
forma del libro è piuttosto singolare. E’ un richiamo a una certa tradizione
della divulgazione scientifica, penso alle Lettere
a una principessa tedesca di Eulero
?

Sì, è un espediente per adottare un
tono più diretto, un’esposizione più accessibile. Un altro modello che avevo in
mente era Fontenelle, Conversazioni sulla
pluralità dei mondi
, in cui l’autore si rivolge a una marchesa, che
peraltro fa osservazioni molto acute e ironiche. Il tono che ho scelto è
volutamente e scherzosamente paternalistico, ma nell’edizione americana hanno
preferito trasformare la studentessa in uno studente…

Che
cosa intendi quando scrivi “l’umanesimo scientifico consiste nel considerare
tutto lo spettacolo (della scienza) e non solo uno dei suoi atti”?

Pensa alla famosa storia di
Archimede, che va a trovare Gerone, il tiranno di Siracusa, per illustrargli le
sue ricerche. Gerone sfida Archimede invitandolo a dimostrare l’utilità pratica
delle sue idee e Archimede vi riesce così bene che difende Siracusa dai romani.
Ma alla fine, eccoci di nuovo l’immagine di Archimede come pensatore solitario,
interessato solo alla scienza pura. Quella che di solito ci arriva della
scienza è un’immagine stilizzata, un condensato che non ha nulla della
drammaticità dell’intero processo di ricerca…una sorta di dottor Spock rigido
come un pezzo di legno, che parla con voce metallica di un oggetto remoto che
gli è del tutto indifferente! E poi ci meravigliamo se la gente si allontana dalla
scienza..

Ma
allora come si spiega la persistenza di questo modo tradizionale di vedere la
scienza e il suo rapporto con la società?

 Penso sia dovuta a una serie di ragioni
politiche…la scienza è stata in un certo senso “sequestrata” per ragioni
politiche, perché faceva comodo l’idea di un sapere neutrale ed esterno alle
dispute sociali e politiche, su cui far leva per le proprie decisioni e su cui
scaricare le responsabilità. Sì è confusa così l’oggettività con l’assenza di
dispute. Ma la scienza è oggettiva proprio in quanto fatta di continue dispute!
Questo modo di vedere la scienza ha avuto una sua ragione d’essere in passato,
ma oggi è diventato un ostacolo.

Come
è possibile superarlo? Come si realizza il ‘Cogitamus’?

In primo luogo rendendo la scienza e
i suoi processi più accessibili: spesso gli articoli scientifici originali o i
laboratori sono molto più interessanti e avvincenti della versione che ce ne dà
la divulgazione. E poi riconoscendo questo carattere di controversia e di
incertezza, che ormai è manifesto nelle grandi questioni, pensa ad esempio al
cambiamento climatico…

Questo
però mette in difficoltà la decisione politica..

Sì, ma il vecchio meccanismo,
l’abitudine di scaricare le responsabilità sulla scienza, era davvero terribile
e infatti la politica è in grave crisi anche per questo. Sicuramente sarà uno
scenario complicato, e nel breve periodo politica e scienza potrebbero
registrare delle perdite. Ma nel lungo periodo credo che si tratti di un
processo inevitabile e benefico per entrambe.