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LA SOCIETÀ DAL GIUDIZIO FACILE. Come cambia il nostro rapporto con l’informazione


84b07a6256a6a8373ee10879f76aChe cosa ci dice sul mondo in cui viviamo la rapidissima
diffusione e la frenetica condivisione di video drammatici come quello che nei
giorni scorsi ha documentato il vergognoso comportamento delle due insegnanti
di sostegno verso il proprio alunno? Che cosa anima e moltiplica le centinaia
di migliaia di visualizzazioni e commenti, oltre ai più prevedibili e
tradizionali impulsi di curiosità e solidarietà?

È la facoltà di poter dare giudizi su tutti e su tutto,
rapidamente e sommariamente. Sensazione che inebria l’ormai ex spettatore e
lettore e lo trasforma, almeno apparentemente, in attivo partecipante ai
processi dell’informazione.

Sbaglierebbe, però, chi vedesse in questo fenomeno una
novità legata alla diffusione dei media digitali. Se ne coglievano già succose
anticipazioni nella televisione degli anni Ottanta, quando i programmi di
Santoro, Funari e (prima ancora) di Biscardi portarono la “gente comune” a dire
la propria in tribune e piazze televisive dove si rincorrevano pareri faziosi.
“La televisione è gente che parla, è il diritto di tutti a parlare”
sintetizzava sarcasticamente in quegli anni Federico Fellini. Anni dopo, il
giudizio/nomination (del pubblico e dei protagonisti, anche questi peraltro
espressione della “gente comune”) è divenuto il perno di alcuni dei format
televisivi di maggiore successo, a cominciare dal Grande Fratello. Oggi si
guardano i tanti show che mettono in competizione ballerini, aspiranti cantanti
o chef alle prime armi aspettando il momento del giudizio, la critica tagliente
con cui il maestro farà a fette l’allievo o ne decreterà la sopravvivenza.

Certo, la rete ha elevato il fenomeno all’ennesima
potenza. Dare giudizi e distribuire sentenze non è mai stato così immediato,
agevole e soprattutto irresponsabile.
Nelle piazze baccaglianti di Santoro e Funari bisognava ancora metterci la
faccia; oggi basta un nickname. Quanti di noi hanno glissato su cene scadenti o
albergatori poco cortesi  prima che
diventasse possibile sfogare il proprio risentimento su Tripadvisor?  E se un libro risulta ostico alle prime
pagine, perché sforzarsi di andare avanti quando lo si può stroncare su Amazon?

Le conseguenze di questo cambiamento sono enormi e
investono ogni settore, a cominciare dall’informazione e dalla politica. La
mediazione critica e interpretativa che era propria del giornalismo è
rimpiazzata da una sorta di  “fai da te”
in cui ciascuno si confronta direttamente con i materiali del giorno per trarne
rapidamente le proprie conclusioni.

È perfino possibile che sia questa una delle chiavi per
comprendere il dilagante astensionismo elettorale. Una volta il voto era
pressoché l’unica opportunità di dare un giudizio in ambito politico: oggi
esprimere opinioni e critiche (dalla rete alla radio) è quotidianamente alla
portata di tutti.   

Qualcuno la chiama condivisione, altri vi vedono
un’evoluzione della democrazia. Quello che è certo è chi ci guadagna: i colossi
del web. Questi ci permettono benevolmente di esprimere i nostri commenti
gratis, in cambio di pubblicità e soprattutto dei nostri dati.

Non si tratta naturalmente di rimpiangere nostalgicamente
il passato. Ma chi vuole interpretare il nostro presente – e soprattutto chi
ambisce a governarlo – non può ignorare questa trasformazione degli spettatori
in volenterosi, istantanei, e spesso spietati, giudici.