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DOPO IL VAJONT: COME È CAMBIATA LA SENSIBILITÁ COLLETTIVA TRA RISCHIO E AMBIENTE


5069dd763b8d853b3ba856dc9e06 In questi giorni numerosi interventi
e commenti hanno ricordato, in occasione del cinquantesimo anniversario, la
tragedia del Vajont. Un dramma che ha segnato non solo la memoria collettiva,
ma la più generale consapevolezza e sensibilità nel nostro rapporto con il
rischio e l’ambiente, inserendosi in trasformazioni sociali e culturali
profonde. Esattamente un anno prima si era materializzato nelle librerie
americane un libretto dall’apparenza anonima. L’autrice, Rachel Carson, non
faceva parte dell’establishment scientifico più influente dell’epoca: biologa
in un periodo ancora dominato dalla fisica e in particolare dagli studi sul
nucleare, non era affiliata ad alcuna università. Eppure il suo grido d’allarme
– che metteva in guardia sulle conseguenze dell’abuso di pesticidi per l’ambiente
e la salute – scosse le coscienze. Primavera
silenziosa
, così si chiamava il libro, divenne rapidamente un bestseller in
molte lingue. A dispetto di resistenze e voci scettiche, l’allarme giunse fino
al Presidente Kennedy, che incaricò una commissione di esperti di approfondire
le questioni sollevate, portando a una regolamentazione più rigida dei
pesticidi. Cinquant’anni dopo, si guarda al libro della Carson come a una delle
scintille che accesero la nostra coscienza ecologica, oltre che come ad un
esempio di quale impatto possa avere la parola scritta, se arriva al momento
giusto.

In Italia e in tutta
Europa un'altra tappa drammatica fu il disastro di Seveso del 1976, quando una nube di
diossina fuoriuscì da uno stabilimento industriale, minacciando gravemente la
salute dei residenti e quella dei bambini che sarebbero nati negli anni a
venire. Anche questa volta fu soprattutto una donna, il medico ed esponente
politico Laura Conti, a toccare con i suoi libri la sensibilità del pubblico.
La “Direttiva Seveso” introdotta a livello europeo in seguito all’incidente,
stabilisce tra l’altro il diritto all’informazione per chi vive nei dintorni di
siti industriali potenzialmente a rischio.

Oggi temi come il mutamento
del clima e più in generale il rapporto con l’ambiente sono divenuti un
elemento pervasivo del discorso pubblico. Uno dei ragazzi che rimasero
sconvolti dal libro della Carson, l’ex vicepresidente americano Al Gore, ha ricevuto
il premio Nobel per la pace per il suo impegno contro il riscaldamento globale.
Alluvioni e frane, anche negli ultimi anni, ci ricordano la fragilità degli
equilibri tra risorse naturali e utilizzo del territorio, tra interessi privati
e interessi pubblici.
Viviamo in una “società del rischio”, come la definisce il sociologo Ulrich Beck, che altro
non è che una società consapevole di non aver più un “fuori” in cui smaltire i
propri rifiuti e in generale le conseguenze indesiderate delle proprie
azioni. 

         È anche in questa chiave che
possiamo valorizzare la memoria del Vajont: come una delle tappe più
drammatiche e significative che hanno segnato in modo indelebile il nostro modo
di guardare a noi stessi, e alle nostre responsabilità.