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NATTA, IL NOBEL DIMENTICATO CHE UNÍ RICERCA E INDUSTRIA

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A cinquant’anni dal conferimento
del prestigioso premio da parte dell’Accademia Reale delle Scienze di Svezia
(1963), poco più di un italiano su dieci (14%) sa identificare Giulio Natta
come premio Nobel. E tra questi, meno di uno su due lo colloca correttamente
come unico premiato italiano per la chimica. Sono i risultati di una
rilevazione condotta dal centro ricerche Observa Science in Society su percezione
e ruolo pubblico dei premi Nobel in campo scientifico. Decisamente più nota al
pubblico la figura di Carlo Rubbia (il 39% lo riconosce come premiato) e
soprattutto quella di Rita Levi Montalcini (87%). Significativo il caso di
Antonino Zichichi e Umberto Veronesi, a cui rispettivamente il 33% e il 45%
degli intervistati attribuiscono in modo scorretto il premio − dati che
confermano come il Nobel venga spesso sovrapposto alla visibilità pubblica
dello scienziato.

Natta premio Nobel dimenticato,
dunque, eppure di grande impatto scientifico e pratico. Formatosi al
Politecnico di Milano negli anni Venti, già nel 1932 aveva conosciuto Hermann
Staudinger, direttore dell’Istituto di chimica di Friburgo, che all’epoca stava
sviluppando le proprie teorie su struttura e proprietà dei polimeri. Nel 1947,
un viaggio negli Stati Uniti insieme a Pietro Giustiniani (futuro amministratore
della Montecatini) contribuì a fargli comprendere l’importanza che avrebbero
assunto i derivati del petrolio per l’industria chimica. Quando venne al
corrente dei risultati del collega tedesco Karl Ziegler nella produzione di
polimeri, Natta convinse tramite Giustiniani la Montecatini a investire nel
settore, acquisendo licenze e assumendo giovani chimici da coinvolgere nel
proprio gruppo di ricerca. Il risultato di quell’intuizione e di quegli
investimenti fu registrato con uno scarno appunto nell’agenda dello scienziato
alla data dell’11 marzo 1954: “fatto il polipropilene”.

“Operando in presenza di
particolari catalizzatori” spiegò lo stesso Natta “si possono ottenere grandi
molecole caratterizzate da strutture spaziali ordinate e prestabilite”.

Una ricerca inedita sugli archivi
dell’Accademia delle Scienze – consultabili solo dopo cinquant’anni
dall’assegnazione – rivela che Natta fu ‘nominato’ per la prima volta nel 1955,
e poi sistematicamente ogni anno dal 1957 fino al 1963, anno del premio che
ricevette insieme al tedesco Karl Ziegler “per le loro scoperte nella chimica e
nella tecnologia dei polimeri”.  Le
‘nomine’ sono il primo passo per raggiungere il prestigioso riconoscimento
istituito da Alfred Nobel con il proprio testamento. Scienziati autorevoli e
precedenti premi Nobel segnalano ogni anno i candidati ritenuti più meritevoli,
ma l’ultima parola spetta ai comitati Nobel dell’Accademia delle Scienze (per
fisica e chimica) e al Karolinska Institutet (per la medicina o fisiologia). Natta
ebbe tra gli ‘sponsor’ più significativi proprio il collega Staudinger, Nobel
per la chimica nel 1953; fu nominato, tra gli altri, anche da un Nobel
italiano, Emilio Segrè, Nobel per la fisica nel 1959 (Segrè stesso era peraltro
stato nominato anche come possibile premiato per la chimica, e simili
sovrapposizioni disciplinari non erano infrequenti ancora in quegli anni: basti
pensare che Watson e Crick nel 1962 erano stati ad un passo da ottenere il
Nobel per la chimica, anziché quello per la medicina, per la loro scoperta
della struttura del DNA). “Il professor Natta ha rotto il monopolio della
Natura nella sintesi di polimeri stereoregolari” concluse trionfalmente presentandolo
a Stoccolma il collega Fredga. Le cronache della cerimonia raccontano che il Re
di Svezia, avendo notato che Natta, già ammalato, non era in grado di muoversi
facilmente, ruppe il protocollo e gli si fece incontro con un gesto affettuoso
che scatenò l’applauso del pubblico. In quegli stessi anni la produzione
mondiale del polipropilene aveva già raggiunto le 250 mila tonnellate.

Facile concludere che l’oblio di
Natta nella memoria pubblica corrisponda al tramonto di quel fecondo sodalizio
tra ricerca e industria. Ma per una volta c’è anche una storia positiva da
raccontare, ed è quella di un sito web che pochissimi premi Nobel possono
vantare. Grazie a Italo Schiavo, al Politecnico di Milano, alla famiglia Natta
e a numerose aziende e istituzioni, il sito (www.giulionatta.it) rende
accessibile in formato digitale l’intera opera dello scienziato: scritti,  brevetti, corrispondenza e perfino appunti di
lezioni.