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La scienza comunicata per immagini

Wellcome-Distribut_3224841kUn giorno di metà Seicento, l’uomo politico e scrittore inglese Samuel Pepys si ferma dal proprio libraio di fiducia. La sua attenzione è subito attratta da un volume assai inconsueto per l’epoca, “così bello che lo ordinai all’istante […] un volume davvero eccellente, di cui vado fiero […] il libro più ingegnoso che io abbia mai letto in vita mia”. Quel libro è Micrographia di Robert Hooke, curatore degli esperimenti della neonata Royal Society. Sessanta immagini quasi tutte frutto di osservazioni al microscopio, in gran parte basate sulle immagini ingrandite di esseri viventi o di loro parti, come un pidocchio, una pulce, la testa di una mosca o il pungiglione di un’ape. La novità delle osservazioni e la straordinaria qualità dei disegni – che ad uno primo sguardo è facile scambiare addirittura per fotografie e in cui Hooke mette a frutto il suo apprendistato in una bottega d’arte – rendono Micrographia un best-seller  immediato, accolto con favore sia dai colleghi che dal più vasto pubblico colto.

È solo uno dei tanti  esempi che illustrano – termine quanto mai appropriato – come sin dalle proprie origini la scienza moderna abbia messo le immagini al centro dei propri processi comunicativi: disegni, diagrammi, schemi e poi successivamente fotografie, immagini satellitari e filmati. Oggi, nell’epoca della comunicazione digitale, specialisti e pubblico vivono costantemente immersi in un ambiente in cui la parte visiva gioca un ruolo centrale, soprattutto nella presentazione di contenuti tecnico-scientifici. Si pensi all’importanza che ha assunto la qualità – e perfino la bellezza – delle immagini per pubblicare un articolo su una rivista scientifica in settori come le scienze fisiche, astronomiche o le scienze della vita, al punto che alcuni studiosi ormai lo ritengono uno dei criteri decisivi nell’accettazione di un contributo. In ambito divulgativo, si pensi al ruolo ormai pervasivo che gioca “il culto moderno delle infografiche”, la presentazione di dati in forma sofisticata e perfino interattiva che ormai caratterizza le principali testate informative e siti web.

Ma abbiamo le competenze per decifrare tutte queste immagini, spesso anche piuttosto complesse ed elaborate? Se il tema del cosiddetto alfabetismo scientifico (ovvero la competenza scientifica di base dei cittadini) è ormai ampiamente esplorato e oggetto di indagini sulla popolazione, assai meno studiata è la cosiddetta visual scientific literacy, ovvero l’alfabetismo scientifico visuale.

Per questi motivi, e per tentare di rispondere a queste domande, Observa Science in Society ha condotto uno studio a più livelli. In primo luogo, con il sostegno della Fondazione Bracco, una ricognizione di esempi e casi di studio nell’ambito dell’utilizzo di immagini nella comunicazione della scienza e delle competenze che questo richiede. In secondo luogo, e per la prima volta anche a livello internazionale, ha condotto un’indagine empirica su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta tramite tecnica Cawi (Computer Assisted Web Interviewing). Anziché sottoporre, come si fa di solito, una serie di domande di competenza scientifica standardizzate, agli intervistati sono state proposte tre immagini “classiche” legate alla scienza e alla tecnologia.

I risultati confermano in linea generale che si tratta di immagini ormai parte del modo collettivo di “vedere la scienza” e il suo ruolo sociale:  la capacità di riconoscerle correttamente supera l’80%, molto più elevato del dato abitualmente riscontrato con le tradizionali domande (mai superiore al 60%). Interessanti anche le reazioni che queste immagini suscitano negli intervistati: “curiosità”, ma anche “bellezza” e “paura”. Si tratta, naturalmente, di risultati del tutto preliminari e che andranno approfonditi anche su altri tipi di immagini (es. infografiche) e in diversi contesti informativi.

Quello che è certo, al momento, è che la componente visuale nella comunicazione della scienza ha un grande potenziale, ma per poterla valorizzare occorre comprendere meglio dinamiche e limiti della sua fruizione.

Fai anche tu il test dell’alfabetismo scientifico visuale sul sito del Sole24Ore!