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Dal multiculturalismo al multitecnologismo?

E’ singolare come nel dibattito pubblico perduri
una concezione di innovazione  tecnologica fondamentalmente ancorata a una
visione ‘evoluzionistica’ tradizionale. All’idea, in sostanza, secondo cui a
ogni tecnologia ne succede un’altra che oblitera e sostituisce la precedente:
dal vinile al cd, tanto per dire, e dalla videocassetta al dvd. Naturalmente
già McLuhan aveva mostrato o che non è così, e che (almeno nella comunicazione)
nuove tecnologie si stratificano e ridefiniscono quelle precedenti (così è
accaduto a cinema e radio con l’avvento della tv, ad esempio). Ma oggi
assistiamo a una mutazione ancora più radicale, nella direzione di una
convivenza di tecnologie diverse che possono rispondere a esigenze e
orientamenti di diversi gruppi sociali. Insomma, a un inedita forma di
‘multitecnologismo’.


Il caso della biomedicina è emblematico, giacché ‘trasportabilita’
e rapporto con le scelte individuali sono ormai caratteristici di molti prodotti
in quest’area. Basti pensare alla recente vicenda della ‘cellule staminali etiche’,
laddove una tecnologia ha incorporato le preoccupazioni morali di una parte dell’opinione
pubblica. Già nel 2003 aveva destato scalpore l’annuncio dell’Università di Filadelfia:
da cellule staminali provenienti da embrioni di topo sia maschio che femmina si
erano ottenuti oociti in grado di essere successivamente fecondati. Numerosi
commenti identificarono nella scoperta la soluzione tecnologica ideale al
problema della coppie omosessuali desiderose di avere figli al cui patrimonio
genetico possano contribuire entrambi i partners. Nel settore dell’IT il
multitecnologismo è ormai la norma, più che l’eccezione: software e sistemi
operativi convivono, come una sorta di nicchie ‘ecologiche’, rispecchiando
visioni diverse del mercato, della globalizzazione, della comunità. In questo
senso, paradossalmente, Microsoft può essere vista come l’ultimo singulto del monotecnologismo
fordista (“Ognuno potrà avere il sistema operativo che preferisce, purché
Windows”, avrebbe potuto dire Gates parafrasando Henry Ford), anziché come l’alba
della new economy. Ma qualcosa di simile sta avvenendo perfino nell’ambito della
produzione di energia o nella tutela dell’ambiente – scelte tecnologiche che tradizionalmente
impegnavano su larga scala intere collettività. Alcuni scenari prospettano per
la produzione di energia addirittura un futuro individualizzato: un rapporto
del governo britannico stima che la ‘microgenerazione’ attraverso impianti domestici
possa coprire, entro il 2050, il 25% del fabbisogno energetico nazionale. E
chissà se anche la risposta al problema della mobilità sostenibile sarà un nuovo
standard unico (l’etanolo o l’idrogeno, l’auto elettrica o ibrida) o se, come
nelle macchinette per il caffè, potremo scegliere tra l’auto ‘sportiva’ e
quella ‘equa e solidale’ .


Eno/Byrne: Everything that happens