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Lo star system della scienza

Craigventer2suit Quando si dice il tempismo. Nel 1996 una commissione di esperti britannici bocciò la richiesta di finanziamento presentata dal collega Harold Kroto per le proprie ricerche. Due ore dopo, anche l’Accademia Reale delle Scienze di Svezia emise il proprio verdetto: premio Nobel per la chimica a Robert Curl Jr., Richard Smalley e Harold Kroto, “per aver cambiato il nostro modo di pensare in fisica e chimica con la loro scoperta del Fullerene”. La commissione britannica dovette precipitosamente riconvocarsi e rovesciare la propria decisione, concedendo stavolta il finanziamento a Kroto. Il chimico britannico era infatti a quel punto entrato nel circolo ristretto dei cosidetti ‘scienziati visibili’, quell’élite di ricercatori a cui riconoscimenti come il premio Nobel conferiscono un prestigio quasi inattaccabile e una reputazione in grado di aprire ogni porta. Il ruolo e il funzionamento di questi meccanismi di visibilità fu studiato già alla fine degli anni Sessanta dal sociologo Robert K. Merton. Merton individuò nella comunità scientifica una dinamica cumulativa nell’allocazione di risorse quali finanziamenti, premi e riconoscimenti, opportunità di pubblicare nelle riviste più prestigiose. La chiamò “Effetto San Matteo”, dal passo dell’omonimo Vangelo in cui si dice: “a chi ha, verrà dato, e sarà nell’abbondanza: ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha” (Matteo, 25:29). Coloro che già si trovano in posizioni di visibilità e prestigio avranno accesso privilegiato ad altre risorse e posizioni di visibilità, e così via. Merton considerò questo effetto “disfunzionale per le carriere dei singoli scienziati, che sono penalizzati nelle fasi iniziali della loro attività”, ma funzionale per la scienza nel suo complesso, in quanto consente di operare una selezione nell'enorme massa di ricerche e risultati prodotti.

Oggi queste dinamiche appaiono ancora più esasperate, soprattutto nel contesto dei nuovi scenari comunicativi. Da un lato, infatti, se si considerano aspetti fondamentali per i ricercatori come le pubblicazioni, è evidente che la proliferazione delle testate e la diffusione dei formati digitali aumenta a dismisura le opportunità di far circolare i propri risultati. La National Science Foundation stima attualmente un totale di oltre 760,000 articoli pubblicati ogni anno nelle principali riviste tecnico-scientifiche internazionali, una cifra quasi raddoppiata negli ultimi vent’anni. D’altra parte, il riconoscimento e la visibilità maggiori si concentrano in una sempre più ristretta cerchia di riviste e di scienziati. L’effetto San Matteo si accentua e si amplifica sotto la pressione degli uffici stampa e pubbliche relazioni e nei cortocircuiti sempre più frequenti tra ricerca e comunicazione. La stessa scienza viene così, almeno in parte, a essere permeata da una logica dello star-system, non dissimile a quella sempre più caratteristica del mondo dello spettacolo o dello sport: scienziati divenuti familiari al grande pubblico come i premi Nobel divengono veri e propri ‘brand’ spendibili nei settori e sugli argomenti più disparati. I media non si interessano solo (o tanto) alle ricerche di superstar della scienza come Stephen Hawking o Craig Venter, ma anche alle loro opinioni politiche e alle loro vicende sentimentali, così come avviene per le altre celebrità. Lo star-system scientifico è, in parte, una conseguenza della crescente disponibilità di studi e risultati, proprio come il monopolio di Google è in parte conseguenza della sovrabbondanza dell’offerta informativa in rete. Lo scienziato visibile funziona, soprattutto in alcune situazioni, come potente semplificatore della sterminata varietà di expertise potenzialmente disponibile.

Quali sono le conseguenze di questo ‘star-system scientifico’? I pessimisti sottolineano che il circolo virtuoso che esalta gli ‘scienziati visibili’ ha come contraltare un ‘circolo vizioso’ che penalizza chi è lontano dai riflettori e può così portare a trascurare idee e progetti innovativi; inoltre l’enfasi sulla personalizzazione rischierebbe di distrarre l’attenzione di colleghi, istituzioni e pubblico dai contenuti della ricerca scientifica. Per gli ottimisti che non hanno paura di stare al passo coi tempi, all’opposto, finalmente anche la scienza, con le sue star, è in grado di offrire modelli ‘di successo’ credibili e appetibili anche agli occhi delle nuove generazioni.